L'architettura e il tempo

Domenico Mollura Marzo 2010
A partire da un “monumento ai caduti” considerazioni sui temi della tutela, restauro del Moderno e originalità dell’opera
Con la conferenza Il tempo e l’architettura ha avuto inizio sul finire dello scorso dicembre il nuovo ciclo della rassegna “Architettura: Cultura-Etica”, curata dell’Ordine degli Architetti della Provincia di Ravenna. La lezione è stata tenuta dall’architetto Eugenio Vassallo (Università IUAV, Venezia), tornato a Ravenna dopo l’incontro svolto nel 2006 dal titolo Prima lezione di Restauro.
Il titolo della conferenza prende spunto dal saggio di Francesco Dal Co Il tempo e l’architetto dove il primo è, spesso, amico del secondo. La lezione ha aperto spunti di riflessione su alcuni temi teorico-operativi fondamentali come quelli della tutela, del restauro del Moderno, dell'originalità dell'opera. L'occasione è data dalla storia – ricostruita solo di recente – di un manufatto che trae origine da una profonda ricerca architettonica: il Monumento ai Caduti nei campi di concentramento di Germania. L'Associazione delle Famiglie delle Vittime chiede la costruzione di un Monumento nel Cimitero Monumentale di Milano, affidando la redazione del progetto allo studio BBPR (Banfi-Belgiojoso-Peresutti-Rogers, il primo dei quali vittima a Mauthausen).
La scultura-architettura viene realizzata con straordinaria velocità nel 1945-47, composta da un cubo reticolare metallico di 3 metri di lato, con l'intermezzo di lastre di marmo, appoggiato su un basamento cruciforme in mattoni. Solo un anno dopo la Direzione del Cimitero chiama lo studio per risolvere due ordini di problemi riguardanti il Monumento: le condizioni di conservazione (le parti metalliche erano già ossidate) e la protesta dell'ambasciata tedesca sul nome scelto.
L'esito è un secondo monumento che sostituisce il primo. Il progetto, più elaborato, si concentra sulle sezioni degli elementi, sui materiali, sulla composizione complessiva dell'opera. Nel nome la dicitura «di Germania» viene sostituita con «nazisti» e il mattone del basamento lascia il passo a lastre di marmo. L'Associazione trova il monumento “freddo” rispetto al precedente carico di pathos e densi significati extra-architettonici e, per sentirne ancora il profondo valore testimoniale, colloca vicino allo stesso le foto delle vittime. Nel 1955, pertanto, viene inaugurata la terza versione dell'opera e, per la prima volta, viene usata la parola “ripristino” a proposito delle scelte progettuali che ripropongono alcune soluzioni della prima versione (il basamento in mattoni), mentre una lapide ricorda i nomi delle vittime.
Il tempo ha prodotto tre distinte versioni dello stesso “oggetto”, ognuna delle quali migliorava (adattava) le scelte tecniche e le richieste della committenza. Tutte le versioni – in realtà – scaturiscono dalla ricerca che lo studio BBPR stava seguendo in quegli anni sulla “casa ideale per la classe operaia” con tipologie impostate sul quadrato. Le Storie dell'Architettura non riportano questa triplice vicenda, come se il tempo si fosse cristallizzato in un ipotetico monumento “originale”. Ma quale delle tre versioni può fregiarsi di questo titolo, si chiede il prof. Vassallo? La migliore risposta la diede, forse, lo storico dell'architettura americano Emil Kauffman che appena saputo dell'inaugurazione del secondo monumento chiese di acquistare – senza, tuttavia, riuscirci – la prima versione, conservata in pezzi nei depositi del Cimitero Monumentale.

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