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Oggi è Domenica, 5 Settembre 2010__
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Il valore del disegno
Domenico Mollura
Marzo 2010

Per celebrare i 30 anni dalla sua fondazione, l'U.I.D. (Unione Italiana per il Disegno) ha promosso una mostra itinerante come bilancio sul tema del disegno, materia presente nelle facoltà italiane di Architettura, Ingegneria e Design, e occasione di confronto con le discipline che lo usano come mezzo di comunicazione privilegiato.
«Rappresentazione, dalla formazione alla professione» ha fatto tappa a Ravenna nel dicembre scorso; la mostra è stata allestita presso il Palazzo dei Congressi di Largo Firenze dalla Facoltà di Ingegneria di Bologna e dalla Scuola Superiore di Studi sulla Città e il Territorio di Ravenna con il contributo della Facoltà di Architettura di Cesena, del Comune di Ravenna e degli Ordini Professionali della Provincia. La conferenza di presentazione, affollata di studenti, ha sottolineato l'importanza della formazione del disegno, sia come momento di crescita tecnico-culturale sia come preparazione all'attività professionale. Il ridisegno dei grandi progetti del passato è uno strumento di conoscenza, un'esperienza d'architettura che trasmette molti dei principi, tecnici ed estetici, racchiusi in una sequenza ordinata di linee. Il disegno è un documento che deve comunicare dei contenuti tecnici, fissare dei requisiti e delle qualità e non necessita di traduzioni perché utilizza un linguaggio universale; costituisce la prima forma riconosciuta di espressione grafica dell'uomo e presume una chiara intenzionalità intellettuale accompagnata da una specifica capacità di produrre e recepire il suo articolato “sistema” di segni. In un'epoca di rapidi avanzamenti tecnologici, il disegno inevitabilmente richiama alla memoria l'uso di strumenti tradizionali e un fare ancora “artigiano” della prima (e necessaria) operazione di architettura.
La conferenza ha avuto come corollario la relazione dell'arch. Roberto Maestro, per 40 anni docente di disegno presso la Facoltà di Architettura di Firenze, aperta da due immagini significative: la lapide che commemora la morte di Filippino Lippi e, con lui, del disegno secondo Giorgio Vasari (1504) e un vecchio tecnigrafo impacchettato e lasciato in strada per essere prelevato come rifiuto. Con travolgente ironia, malinconica consapevolezza di una realtà difficile da ordinare, il prof. Maestro ha individuato cinque punti programmatici per unire il disegno, mezzo operativo tutt'altro che morto, e l'impegno professionale: contro il brutto dilagante che offende architetture e città; per riproporre alle amministrazioni pubbliche gli strumenti del disegno e della geometria contro l'impressionismo esasperato del contemporaneo; per prestare attenzione verso i piccoli interventi monumentali, spesso degradati a semplici (e discutibili) arredi urbani; per tenere costante l'impegno nella didattica del disegno e, infine, per aumentare il grado di sorveglianza sullo strumento del concorso di progettazione, tanto nella qualità quanto negli esiti. La seconda parte della relazione è stata incentrata su alcuni dei disegni prodotti dal prof. Maestro durante la sua attività professionale e quelli realizzati per “esercizio”: città lineari e parchi urbani, allestimenti museografici e oggetti in cristallo, costumi teatrali, donne e illustrazioni letterarie, tutto unificato nella incessante – e sognante – ricerca della bellezza. La mostra si compone di circa 160 tavole (raccolte in un ricco catalogo a colori), esito dell'attività didattica e di ricerca delle facoltà coinvolte. Il materiale è suddiviso in quattro aree tematiche proposte da U.I.D. rappresentative del valore del disegno nei diversi corsi di studio: Rilievo e Conservazione; Ruolo del disegno nella ideazione e nella comunicazione del progetto; Analisi e rappresentazione del Territorio e del Paesaggio per la tutela e la valorizzazione; Disegno e Storia dell'Architettura. Si può trarre, in questo modo, una caleidoscopica immagine dell'Italia, fissata nei suoi beni architettonici principali e in quelli meno conosciuti, nelle parti di città da ripensare anche grazie al disegno e nei suoi valori paesaggistici che attendono di essere riscoperti, senza trascurare gli oggetti d'uso comune e per il culto, la grafica e il disegno estemporaneo.





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